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Sulla presenza di amianto nelle strutture ad uso civile.

Fin dalla scoperta dell’alta pericolosità delle fibre di amianto il rischio dell’esposizione è stato legato ai lavoratori del settore. A partire dagli anni ottanta l'attenzione  è stata spostata alle esposizioni non professionali ossia sulla possibilità di considerare l'amianto un contaminante ambientale i cui soggetti a rischio sono persone che risiedono in prossimità di manufatti di vario tipo contenenti amianto.

La Legge 257/92 vieta nel nostro paese l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la commercializzazione e la produzione di amianto. A questo si aggiungono alcuni decreti e circolari applicative con l'obiettivo di gestire il potenziale pericolo derivato dalla presenza di amianto negli edifici, manufatti e coperture. La potenziale pericolosità dei materiali di amianto dipende dall'eventualità che siano rilasciate fibre aerodisperse nell'ambiente che possono venire inalate dagli occupanti. Il criterio più importante da valutare in tal senso è rappresentato dalla friabilità dei materiali specie se sottoposti a fattori di deterioramento quali vibrazioni, correnti d'aria, infiltrazioni di acqua o manutenzione.  In tal senso la specifica normativa di riferimento è il Decreto Ministeriale del  6/9/1994 che disciplina le tecniche di campionamento ed analisi dei materiali, i metodi di bonifica, la classificazione dei materiali inquinanti contenenti amianto ad uso civile uso civile,commerciale o industriale in aeree aperte al pubblico o comunque di utilizzazione collettiva.  Nell’edilizia privata l’amianto è stato utilizzato per la realizzazione di tubi, cisterne e lastre piane o ondulate di cemento-amianto, impiegate per copertura in edilizia, si tratta di materiale non friabile che, quando è nuovo o in buono stato di conservazione, non tende a liberare fibre spontaneamente. Il cemento-amianto, quando si trova all'interno degli edifici, anche dopo lungo tempo, non va incontro ad alterazioni  significative tali da determinare un rilascio di fibre, se non viene manomesso. Invece, lo stesso materiale esposto ad agenti atmosferici subisce un progressivo degrado per azione delle piogge acide, degli sbalzi termici, dell'erosione eolica e di microrganismi vegetali. Di conseguenza, dopo anni dall'installazione si possono determinare alterazioni  corrosive superficiali con affioramento delle fibre e fenomeni di liberazione.  V’è da precisare che le operazioni di certificazione di restituibilità di ambienti bonificati dall'amianto, effettuate per assicurare che le aree interessate possono essere rioccupate con sicurezza, dovranno essere eseguite da funzionari dell’ ASL  competente. Le spese relative al sopralluogo ispettivo ed alla determinazione della concentrazione di fibre aerodisperse  sono a carico del committente i lavori di bonifica. Di certo una spesa che assicura la salute di chi abita questi luoghi e chi risiede in prossimità degli stessi.

RosaValenti

 

Pubblicato il 22/12/2012 alle 14.8 nella rubrica Diario.

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