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Riflessioni giuridiche e politiche
Evoluzione Legislativa in materia di Sicurezza nei Luoghi di Lavoro.
post pubblicato in Diritto, il 1 maggio 2009


 

L’ articolo 2087 del codice civile prevede che il datore di lavoro deve adottare tutte quelle misure necessarie al fine di tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro, pertanto, il datore deve prevenire nei luoghi di lavoro situazioni di pericolo e di danno che possono mettere a repentaglio la salute, la sicurezza e la vita degli stessi lavoratori. Il dovere di sicurezza a carico del datore di lavoro a norma dell'art. 2087 cod. civ., assolto con l'adozione di tutte le cautele necessarie ad evitare il verificarsi dell'evento dannoso ed anche con l'adozione di misure relative all'organizzazione del lavoro, tali da evitare che lavoratori inesperti siano coinvolti in lavorazioni pericolose, si atteggia in maniera particolarmente intensa nei confronti dei lavoratori di giovane età e professionalmente inesperti, esaltandosi in presenza di apprendisti nei cui confronti la legge pone precisi obblighi di formazione e addestramento, tra i quali primeggia l'educazione alla sicurezza del lavoro (art.11, legge n.25 del 1955). Conseguentemente, l'accertato rispetto delle norme antinfortunistiche di cui agli artt. 47 e 48 del d.P.R. n.626 del 1994 e dell'allegato VI a tale decreto, non esonera, il datore di lavoro, dall'onere di provare di aver adottato tute le cautele necessarie ad impedire il verificarsi dell'evento, con particolare riguardo all'assetto organizzativo del lavoro, specie quanto ai compiti dell'apprendista, alle istruzioni impartitegli, all'informazione e formazione sui rischi nelle lavorazioni, senza che in contrario possa assumere rilievo l'imprudenza dell'infortunato nell'assumere, come nella specie, un'iniziativa di collaborazione nel cui ambito l'infortunio si sia verificato (Cass. civ., Sez. lavoro, 18/05/2007, n.11622). L’articolo 2087 c.c. deve leggersi in relazione all’articolo 9 della legge n. 300 del 1970 comunemente chiamato Statuto dei Lavoratori, tale disposizione prevede che i lavoratori, mediante loro rappresentanze, hanno diritto di controllare l'applicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali e di promuovere la ricerca, l'elaborazione e l'attuazione di tutte le misure idonee a tutelare la loro salute e la loro integrità fisica. In tema di infortuni sul lavoro non occorre, per configurare la responsabilità del datore di lavoro, che sia integrata la violazione di specifiche norme dettate per la prevenzione degli infortuni stessi, essendo sufficiente che l'evento dannoso si sia verificato a causa dell'omessa adozione di quelle misure ed accorgimenti imposti all'imprenditore dall'art. 2087 c.c. ai fini della più efficace tutela dell'integrità fisica del lavoratore. (Cass. pen., Sez. IV, 28/09/1999, n.13377)

Sostanzialmente l’articolo 2087 c.c. e l’articolo 9 dello Statuto dei lavoratori devono leggersi in chiave con il D.lgs 19 dicembre 1994 n. 626, il sistema risulta oggi imperniato sul principio della prevenzione da realizzarsi ex ante tramite una valutazione dei rischi per la salute e la sicurezza in azienda, e l’eliminazione dei rischi in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico e, ove ciò non è possibile, loro riduzione al minimo, per questo sono previste misure di protezione collettiva ed individuale. Per tutto quanto sopra premesso il datore di lavoro deve fare una valutazione dei rischi e redigere un apposito documento per la sicurezza che dovrà contenere:

a) una relazione sulla valutazione dei rischi per la sicurezza e la salute durante il lavoro, nella quale sono specificati i criteri adottati per la valutazione stessa;

b) l'individuazione delle misure di prevenzione e di protezione e dei dispositivi di protezione individuale, conseguente alla valutazione di cui alla lettera a);

c) il programma delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza. Il documento è custodito presso l'azienda ovvero l'unità produttiva; mentre grava sul lavoratore l’obbligo prendersi cura della propria sicurezza e della propria salute e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro, su cui possono ricadere gli effetti delle sue azioni o omissioni, conformemente alla sua formazione ed alle istruzioni e ai mezzi forniti dal datore di lavoro. Le norme dettate in tema di prevenzione degli infortuni del lavoro, tese ad impedire l'insorgenza di situazioni pericolose, sono dirette a tutelare il lavoratore non solo dagli incidenti derivanti dalla sua disattenzione, ma anche da quelli ascrivibili a imperizia, negligenza e imprudenza dello stesso. Ne deriva che il datore di lavoro è sempre responsabile dell'infortunio occorso al lavoratore, sia quando ometta di adottare le idonee misure protettive, sia quando non accerti e vigili che di queste misure venga fatto effettivamente uso da parte del dipendente, non potendo attribuirsi alcun effetto esimente, per l'imprenditore che abbia provocato un infortunio sul lavoro per violazione delle relative prescrizioni, all'eventuale concorso di colpa del lavoratore, a meno che, in tale ipotesi, il comportamento del dipendente presenta i caratteri dell'abnormità, inopinabilità ed esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo e alle direttive ricevute, come pure dell'atipicità ed eccezionalità, così da porsi come causa esclusiva dell'evento. Tali connotazioni d'imprevedibilità e di abnormità devono essere valutate in relazione all'esperienza lavorativa del dipendente rimasto infortunato (Cass. civ., Sez. lavoro, 06/08/2003, n.11895).

Rosa Valenti

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