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Riflessioni giuridiche e politiche
Riforma Legge elettorale. Possibile proposta.
post pubblicato in La mia proposta di legge elettorale, il 21 maggio 2012


Nel 2005 la maggioranza parlamentare di centro – destra ha varato la L. 21 dicembre 2005, n.270 (definita Porcellum dal politologo Giovanni Sartori, dopo che il suo principale relatore Roberto Calderoli l’aveva giudicata una “porcata”) che è andata a modificare il sistema elettorale nazionale. 

Uno dei punti più controversi di questa riforma è certamente è il “difetto di legittimazione elettorale” che manca in capo agli elettori in ordine alla scelta del candidato, si parla infatti di liste bloccate, sulla scheda elettorale è consentito apporre un solo segno sul simbolo della lista, gli elettori  quindi non possono esprimere la preferenza per un candidato. Con questo meccanismo le segreterie di partito scelgono i loro cavalli di battaglia in genere la preferenza ricade sui big che fungono da effetto traino ergo da aspirapolvere di voti a discapito della qualità del candidato. Siamo dunque dinanzi ad una “dittatura delle segreterie di partito”. Oltre alle modalità di scelta dei candidati, l’attuale sistema elettorale presenta dei problemi in ordine  alla qualità dei candidati, al regime delle incompatibilità e alle candidature plurime.

Sulla base delle considerazioni sopra esposte, viene qui di seguito riportata una possibile riforma:

Art. 1 Introduzione del sistema maggioritario. Vince il candidato che avrà raggiunto la maggioranza assoluta dei voti;

Art. 2 introduzione delle preferenze;

Art. 3 Abolizione delle candidature plurime.

E’ bene precisare che le “candidature plurime” consistono nella possibilità per l’aspirante deputato di candidarsi in tutte le circoscrizioni ed avere così maggiori chance di vincita a discapito di dare possibilità ad altri potenziali cittadini di potersi candidare.

 Art. 4 previsione della non candidabilità per chi ha riportato condanne penali e sentenze di patteggiamento.

Questa disposizione nasce sulla falsariga per l’accesso ai pubblici concorsi. Come è noto è diventata storia la depenalizzazione (v. falso in bilancio) nonché la creazione di norme ad esclusivo appannaggio del parlamentare, si rammentino le famigerate leggi ad personam, quindi si vuole evitare di mettere il parlamentare nelle condizioni di creare leggi provvedimento.

Art. 5 Limiti per la rieleggibilità alla carica di parlamentare. Previsione di un massimo di due legislature e un anno sabbatico di astensione a cariche di alta dirigenza: C.D.A. enti pubblici e privati, S.P.A. Il secondo comma è volto ad evitare commistioni tra politica ed interessi personali diretti ed indiretti dell’ ex parlamentare;

Art. 6  divieto di svolgere attività lavorativa, anche a titolo gratuito, durante il corso della legislatura, applicando così con interpretazione estensiva la L. 20 luglio 2004, n.215;

Da qui L’ estensione della L. 20 luglio 2004, n. 215 sul conflitto di interessi , oltre alle cariche di governo come previsto dal dettato normativo, anche ai parlamentari. Secondo il provvedimento de quo sussiste conflitto di interessi quando il titolare di cariche di governo partecipa all’ adozione di un atto o omette un atto dovuto, che ha un incidenza specifica e preferenziale sul suo patrimonio o su quella dei congiunti. Pertanto, in una situazione del tutto analoga potrebbe trovarsi anche un parlamentare, qualora deve approvare un atto che lo riguardi anche indirettamente in ragione del propria attività lavorativa o di dipendente di un ufficio, ente, o ancora come consulente, amministratore e simili.

Art. 7 Divieto di istituire nuovi gruppi parlamentari in corso di legislatura. Con questa norma, che andrà a modificare i regolamenti parlamentari,  si vuole porre fine al fenomeno della trasmigrazione di quei deputati, che per motivi di convenienza politica, danno vita a nuovi gruppi parlamentari diversi dalle file cui sono stati eletti. Di contro il deputato che è in disaccordo con la linea del suo partito di origine confluirà nel gruppo misto, anziché creare nuovi gruppi che accentueranno la frammentazione politica ed impediranno i lavori in aula.

Dal momento che la legge elettorale detta le regole del gioco, le stesse devono essere condivise da maggioranze ampie come quelle che regolano l’amnistia e l’ indulto, ex art. 79 Cost. che prevedono una maggioranza di 2/3.


Dott.ssa Rosa Valenti

 

 

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